«Il coaching, quindi, è lo strumento per chi vuole capire il nuovo ruolo che si va definendo, trovare le motivazioni e le attitudini necessarie, accedere a nuove risorse interiori e sviluppare ulteriori competenze.
Il coaching, in definitiva, è “cambiamento generativo” e “sviluppo personale”. L’attività di coaching è focalizzata su come “pensare meglio” e “reagire meglio emotivamente” all’ambiente circostante, con lo scopo finale di potenziare le aree di interesse personale e/o aziendale.
Alcune aree migliorabili con il coaching sono l’abilità, la capacità e la motivazione nell’apprendere nuove skill; la capacità di definire e ridefinire il proprio ruolo in azienda e nel contesto di lavoro; la capacità di focalizzazione costante su ambiti di competenze vecchie e nuove; la flessibilità nell’incorporare un nuovo sistema di princìpi e valori aziendali; aumentare la propria efficacia.
In quest’ottica, il coach diventa la persona che aiuta e facilita, durante la difficile fase di transizione dal vecchio al nuovo, il processo di rinascita della persona all’interno del mutato contesto aziendale.»
A tal proposito è utile l’annotazione di Enrica: «Il termine coach risale al XV secolo: Kocs era un villaggio ungherese a nord di Budapest, rinomato per la produzione di un nuovo tipo di carrozza. In seguito la parola coche (dal francese antico) indicava un mezzo di trasporto, rapido ed efficiente, trainato dai cavalli, che si diffuse nel resto d'Europa.
La carrozza è quindi un’utile metafora per comprendere il percorso affrontato da un cliente e può essere visto come un viaggio di apprendimento e consapevolezza, da un punto di partenza, definito situazione attuale, a uno di arrivo, detto situazione ideale.»
Il parallelo
Ispirato dalle sue letture, dunque, Mattia ipotizza una comparazione tra il coaching e alcuni princìpi espressi in “Marco Aurelio (pensieri)”.
«Se da una parte il coaching valorizza la partnership con il cliente e il suo ruolo attivo nel processo di miglioramento, similmente Marco Aurelio sottolinea ripetutamente l’importanza del controllo individuale sui propri pensieri e sulle azioni: Il principio sovrano dentro di noi, quando si trovi conforme a natura, ha verso gli eventi una disposizione tale che può sempre facilmente mutarla in relazione a ciò che è possibile e concesso (Libro IV, 1).
E come il coaching aiuta a “pensare meglio” e “reagire meglio emotivamente” al presente, altrettanto Marco Aurelio incoraggia a concentrarsi sul presente: Questo tempo presente concedilo a te stesso (Libro VIII, 44).
Ancora, come il coaching si focalizza sul raggiungimento di obiettivi specifici e sul miglioramento progressivo, così pure Marco Aurelio, in linea con la filosofia stoica, promuove l’accettazione di ciò che non è controllabile e la pratica costante della virtù: Sia sempre ben chiaro che laggiù, in campagna, è all'incirca come qui, e come tutto, qui, sia lo stesso che in cima a un monte o in riva al mare o dove credi (Libro VIII, 23).
E infine il coaching non tratta patologie psicologiche, ma aiuta chi sta bene a stare meglio. Marco Aurelio, similmente, pone l’accento sul peso della ragione nel guidare le azioni: Punto per punto, a ogni singola cosa che fai, soffermati a riflettere e domandati se la morte sia temibile perché ti priva di quella cosa (Libro VIII, 29).»
Le conclusioni
Per Mattia dunque, «pur non essendoci una trattazione specifica del coaching in relazione a Marco Aurelio, è possibile notare delle similitudini tra alcuni princìpi del coaching e il pensiero stoico da lui espresso: entrambi, infatti, enfatizzano la responsabilità individuale, il controllo sui propri pensieri, la focalizzazione sul presente, l’accettazione e la pratica della virtù.»
A supporto di tutto quanto fin qui espresso, e calato nella realtà aziendale, leggiamo quanto ci propone Enrica, quasi a suggello delle considerazioni di Mattia:
«Marco Aurelio ha sicuramente fornito insegnamenti rilevanti nel contesto del coaching. La sua idea di concentrarsi sulle cose che possiamo controllare, come le nostre azioni e le nostre reazioni agli eventi, anziché perdere energia su ciò che è al di fuori del nostro potere, è fondamentale nel coaching. Ci insegna a riconoscere ciò che è in nostro potere e a lasciar andare ciò che non lo è; ci invita a vivere nel momento presente e a comprendere che la felicità risiede nel come utilizziamo la nostra mente e il nostro cuore, in connessione con la nostra Anima.
In BluPeak, quando iniziamo un percorso di business coaching con le aziende, incoraggiamo le persone a sviluppare un senso di respons-abilità personale e a focalizzarsi su ciò che possono cambiare, adottando nuove prospettive per affrontare i problemi in modo più efficace.
Marco Aurelio considerava gli ostacoli come parte naturale della vita e invitava ad affrontarli con determinazione e resilienza: anche questo concetto è prezioso nel coaching, dove le difficoltà sono occasioni per crescere, imparare e sviluppare nuove competenze.
Attraverso l’arte del coaching e la saggezza di Marco Aurelio, possiamo considerare le difficoltà come opportunità e trasformare la nostra visione del mondo attraverso l’osservazione e l’interpretazione del circostante.
Lo scopo è divenire sempre più coscienti che ognuno di noi guarda la realtà attraverso un punto di vista unico e irripetibile e che le nostre azioni e i nostri stati d’animo nascono da questo modo individuale di osservare.
Ed è proprio l’attaccamento e la difesa di una convinzione in merito alla realtà che genera la maggior parte di difficoltà e dei conflitti che incontriamo nella nostra vita.
Il coaching, ispirato anche dal pensiero filosofico di Marco Aurelio, diventa un viaggio trasformativo di profonda introspezione.
Negli ultimi decenni, all'interno di organizzazioni e aziende si sta affermando un nuovo modello di leadership, capace di inglobare le competenze relazionali proprie della metodologia del coaching, per gestire in maniera più efficace una discussione, un progetto, un team, l’azienda stessa.
Le opportunità che un manager ha per utilizzare l’approccio di coaching sono molteplici e riguardano la gestione del suo team, lo sviluppo dei suoi collaboratori, la condivisione di attività e responsabilità, la capacità di comunicazione, l’ascolto e il feedback e così via.
In quest’ottica, il “leader coach” può diventare un elemento catalizzatore di innovazione della cultura aziendale che ispira e motiva sé stesso, la sua squadra e la sua azienda verso risultati concreti di miglioramento.
Immagina di essere in una sessione di coaching dove la saggezza millenaria di Marco Aurelio risuona attraverso le parole del tuo coach, e dove, come gli antichi stoici, impari a mantenere la calma in mezzo al caos e a trovare la forza interiore per affrontare le sfide della tua vita…»
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